Il re dell'oceano ha vinto!

E' la settima volta che da Udine parto per recarmi a Capo Verde, Isola di Boavista, dal mio amico Luca che, con Massimo gestiscono il Centro di Pesca a Boavista. La settima volta ed è ancora esperienza nuova, non mi stancherò mai di frequentare questo Paradiso! In verità sono arrivato a Boavista il tardo pomeriggio di Venerdì, il tempo di organizzarmi, mettere a posto le poche cose che porto con me durante questi viaggi e subito a preparare l'attrezzatura per l'uscita a pesca pianificata con Luca: surf casting in una spiaggia sopra a Cural Vhelo, circa 3 chilometri lato Est, non ricordo il nome, ma come tante altre già calpestate anch'essa, l'indomani, mi apparì bellissima. Un'ora circa di Jeep, ma questa volta alle 5:00 del mattino in quanto i giochi della marea consigliavano la classica bella levataccia che, proprio per non lasciare nulla di intentato, casomai ci fosse bisogno visto la ricchezza di questo Oceano, di buon grado accettai. Nessun problema! ... fanali accesi e via! Arrivati sul posto un'impareggiabile alba mi ha riempito l'anima, l'odore del mare mi saziava, l'ascolto del silenzio del mare mi stordiva, troppo bello, anche adesso, scrivendo queste righe, riesco a rivivere quei momenti come se fossi lì. Arrivo per primo sul bagnasciuga, quasi avessi paura che qualcuno me lo portasse via, mi guardo alle spalle, stava sopraggiungendo Luca, mi consiglia di spostarci più in là, verso destra, come a cercare il centro dell'ansa; fissati i picchetti, le prime canne, come per magia, iniziano ad aprirsi quasi indicando il cielo, fiere. Le armo mentre Luca procura il vivo con rapidi ed esperti lanci, in meno di mezz'ora abbiamo pesci a scelta tra saraghi, mormore e barbi, un pesce non molto conosciuto, molto bello con due lunghi baffi verso il basso, esche stimabili in circa 3 hg che riprendono forza e vigore nell'apposito contenitore pieno d'acqua marina. Sono di grandezza ideale per la nostra pesca a surf: insidieremo pesci importanti, il più probabile è il serra che qui si aggira tra i 5 e i 10 Kg. Montature pronte a due ami legati con filo d'acciaio da 46 Lb, tecnica del palloncino, senza piombo a favore di vento. Quattro canne al lavoro, Luca mi prende in giro perché sulle mie lenze sono appesi palloncini rossi, mentre le sue un più "anonimo" bianco, il mare sembra costellato da palle di Natale, fili in tensione, le onde lunghe che riecheggiano di tanto in tanto, i palloncini a distanza crescente rispetto al litorale per una maggiore probabilità di incontrare il Serra mentre caccia, il nostro sguardo fisso all'orizzonte, quasi stregato in attesa che i quattro palloncini diventino tre. Mai dovetti attendere così poco, credetemi, in appena una quindicina di minuti, dopo aver lanciato l'ultima canna, quella di destra, una Italcanna da 4,50 mt. con portata 150/250 gr. si è piegata da brivido, il picchetto che la sorreggeva, d'acciaio, sembrava scricchiolare, la frizione del mio schimano big baitrunner XL blu (mulinello di eccezionale forza, il trattore come lo chiamo io) iniziò a lavorare con un sibilo di rara bellezza. Prendo in mano la canna, l'adrenalina nella schiena si fa sentire, ricordo perfettamente che mi sono girato verso Luca come per chiedere conferma, mi sembrava di portata eccezionale, ma Luca mi dice: "Sarà il solito squaletto che parte ...." Guardo il mare, guardo il mulinello, l'intensità del sibilo è aumentata all'improvviso, riguardo Luca e gli dico: - Mi pare grosso -! Luca viene verso di me, controlla la frizione con fare esperto, mi guarda e mi risponde: "E si, non è il solito squalo!" e sorride sorgnone. Luca mi piace, è persona che parla poco, ma affianco a lui mi sento tranquillo, la sua presenza è di vero aiuto ed io ne avevo più che mai bisogno, era il primo pesce dopo sei mesi, vado a Boavista, infatti, due volte all'anno!- Andiamo, andiamo verso lo squalo - grida Luca all'improvviso, il filo era in diagonale, dobbiamo recuperare e tenerlo davanti cercando di girargli al testa verso di noi. Con la sua fuga è andato verso sinistra. La bobina da 300 mt. più che dimezzata, iniziamo a camminare velocemente verso sinistra, in 4/5 minuti lo pareggiamo; si trattò di una corsa sulla sabbia estenuante, circa 400 mt. con un pesce che, implacabile, tira senza sosta, canna sempre rigorosamente in tensione, le braccia iniziano a farsi sentire pesanti. Una volta raggiunto il punto di pareggio inizio nuovamente a pompare e recuperare filo ed ad ogni mio sforzo la frizione slitta, dopo 4, 5 pompate lo squalo s'infastidisce e decide di ripartire, altra fuoriuscita di filo sibilante, una fuga di circa 120 mt., sempre verso sinistra Luca ribadisce: - E' grosso, ma dipende anche da che squalo è, se si tratta di una nutrice è quasi normale che tiri così, però non dovrebbe essere nutrice: le nutrici non hanno questi scatti repentini, veloci e duraturi, non capisco cosa sia! - Sono passati ormai 20 lunghi minuti e lo Squalo decide di girarsi, Luca ed io capiamo che sta venendo perso di noi, a fatica, ma la direzione è quella! Lo squalo quando si gira, pensiamo, sta cedendo e di questo ci rallegriamo, passano pochi attimi e vediamo il filo andare verso la nostra destra, in pratica ha deciso di andare dalla parte opposta obbligandoci a ripercorrere tutto il litorale nuovamente, io sudato, Luca con il raffio sempre in mano, sto avendo i primi cedimenti, Luca mi incita a resistere, ma il braccio desto non lo sento più e quello che è peggio è che lo squalo continua a nuotare per i fatti suoi "rubando" sempre più filo dalla mia bobina. Forse 200 forse 300 metri sulla sabbia verso il campo base sono sempre più stanco. Il sole a picco, certo è Novembre, ma là il "grande fratello", come chiamano i capoverdiani il sole, picchia sempre! Chiedo a Luca se può tenerlo un po' lui, ci diamo il cambio, per la prima volta in vita mia cedo la canna con un pesce dall'altra parte, riprendo a respirare con fatica. Luca inizia a pomparlo e riesce a girarlo, però sembra che ci prenda in giro, riprende verso sinistra e nuovamente ripercorriamo tutto il tragitto. Guardo la sabbia, è piena di nostre tracce, fino a poco prima era una distesa omogenea, ora aveva le tracce dalla nostra fatica. Inizia a riprenderlo, viene nuovamente verso di noi, sembra placato, Luca mi ridà la canna piegata ancora a "ovo" senza dirmi nulla, è bastato il suo sguardo per comunicarmi che il pesce dovevo tirarlo fuori io, non posso fare altro che riprenderla, le braccia doloranti, soprattutto quello destro. Pompo e recupero, pompo e recupero, rivolgendomi allo squalo gli grido, quasi uno sfogo: - Sono quello di prima, vieni fuori, voglio solo fotografarti! - Neanche mi avesse sentito si fa trascinare a fatica verso di noi, Luca mi stringe ancora un po' la frizione, siamo al limite del carico di rottura, Luca mi grida, eccolo laggiù, l'ho visto, non è nutrice, è enorme! Eccolo nuovamente - grida sempre Luca - finalmente lo vedo, ma non ho il senso delle proporzioni e poi con il sudore che mi colava sugli occhi riuscivo a capire ben poco, l'ho visto, ma sinceramente non ero e non sono in grado di quantificarlo, era a circa 80 metri. Abbiamo superato abbondantemente la mezz'ora e lo Squalo decide, senza alcuna pietà, di rigirarsi nuovamente verso sinistra e riparte facendo fischiare la frizione nuovamente, neanche fosse la prima partenza appena avvenuto lo stike! Un senso d'impotenza mi pervase - è troppo forte - pensai, non ce la facevo più. Mi ero illuso che gli ottanta metri che ci separavano sarebbero stati gli ultimi, invece quello si è riportato via più di metà bobina nuovamente e nuovamente con due mani cercavo ti tenere la canna in tensione riprendendo a camminare per pareggiarlo, la sete si faceva sentire, ero veramente stanco. Dopo un centinaio di metri chiesi a Luca di darmi il cambio, non mi incoraggiò più, era evidente la stanchezza sul mio volto, ormai erano passati più di 45 minuti e da riva, credetemi, non è poco! Luca iniziò a lavorarlo pompandolo con fierezza, riuscì anche a girarlo e così ricominciammo a sperare di vederlo da vicino, passano 5 minuti circa, un sibilo, quasi uno scoppio secco, la canna si raddrizzò, IL RE DELL'OCEANO AVEVA VINTO! Mi guado verso destra, il campo base neppure si vede, non avevo neppure la forza di parlare, ricordo che Luca mi ha detto: "Sicuramente ha tagliato" ed io pensai al finale, all'acciaio. Luca Recupera il filo, attendo con ansia di vedere il finale per capire cos'era successo, lo 0,51 di nylon tranciato da un colpo di coda, probabilmente girandosi. Del resto la montatura era per il serra, chi poteva immaginare che si sarebbe allamato uno squalo del genere? Ha vinto lui, il RE, questo mi piace, mi piace moltissimo, ma gli avevo chiesto una foto, volevo solo una foto e poi lo avrei liberato ... Ci rivediamo a fine Maggio! .... E tu, RE, sarai ancora più grande. Grazie Luca, grazie Massimo.

Sandro Scialino

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