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La PESCA a TRAINA d'ALTURA è a Boavista, nell'arcipelago di Capo Verde.

Il massimo del divertimento si raggiunge con la pesca a traina d'altura. Poche zone al mondo risultano essere pescose come l'arcipelago di Capo Verde e la pesca d'altura a Boavista, qui, può regalare agli appassionati giornate indimenticabili in barca. Boavista, risulta un angolo di paradiso, che incrocia le rotte transoceaniche di immensi banchi di pesci nelle loro migrazioni. Da maggio a settembre girano per questi mari i rinomati marlin blu, il cui peso medio si aggira intorno ai duecento chilogrammi. Ci sono state catture però che hanno oltrepassato i cinquecento chilogrammi. Analogamente, in quel periodo, il mare è frequentato anche dai pesci vela, noti a tutti per la loro combattività.

La pesca a traina più frequente rimane però quella dei wahoo, dei tonni pinna gialla e dei dorado (lampughe), di dimensioni talvolta paurose. I Wahoo mettono a dura prova i grossi rapala e specialmente i finali in acciaio dei pescatori durante la pesca a traina d'altura. I locali praticano tutto l'anno la pesca del tonno pinna gialla con la tecnica del drifting col vivo. Al ritorno delle giornate di pesca, è normale vederli sbarcare con delle ricciole, analoghe alle nostre, ma che vista la loro mole, poco hanno dell'umano!

Piccola Traina

Svariati sono i luoghi dove la pesca piccola traina può essere svolta; dalle vicinanze delle chilometriche spiagge di Santa Monica e Lacacao, fino all'isolotto di Curral Velho, vero paradiso di questa disciplina. Anche nei pressi delle secche presenti vicino al litorale di Sal Rei, costeggiando gli splendidi isolotti e reef, quest'ultimi, numerosi nel versante est nella zona di Las Gattas. In questa zona in certi periodi dell'anno sono presenti grossi barracuda, tonni pinna gialla, dorado e Wahoo anche vicino costa.
Le prede per la pesca a traina d'altura, che si possono insidiare, sono di tutto rispetto: dai carangidi di diversi tipi e dimensioni, serra, dentici, lampughe, alle cernie trainando con dei piccoli minnow. Il periodo più buono dell'anno è senz'altro da ottobre a novembre, quando i grossi predatori si avvicinano a riva per cacciare i branchi di piccoli "bonitos". In questo periodo non è strano la cattura d'esemplari di media taglia anche nel porticciolo di Sal Rei.

La pesca a traina d'altura

Alcuni tipi di pesca a traina possono essere praticati con semplici lenze a mano; altri invece richiedono l'impiego delle canne con mulinello; l'uso di questi attrezzi serve anche, indipendentemente dalla stazza delle prede, ad esaltare la sportività della pesca ed il relativo divertimento. A stretto rigore le canne, i mulinelli e la lenza madre andrebbero bilanciati fra di loro con la conseguente ovvia necessità di dover disporre di un nutritissimo parco attrezzi.

I primi passi si possono fare, oltre che con le lenze a mano, con normali cannette da pesca lunghe un paio di metri servite da mulinelli anche a tamburo fisso; ma se le nostre aspirazioni saranno appena un po' ambiziose dovremo orientarci verso un paio di canne da traina da 20 libbre con mulinelli a tamburo rotante del n. 6 imbobinati con lenza madre da 30 libbre: si tratterà così di cambiare soltanto i terminali quando occorre.

La lenza madre della pesca a traina (dacron o nylon) deve avere un carico di rottura superiore (almeno il 30%) rispetto a quello del terminale. Solo ai fini dei record e nelle gare ufficiali (aspetti dei quali qui non ci occupiamo) le posizioni si invertono perché in questi casi è la lenza madre ad essere presa in considerazione mentre la scelta del terminale resta praticamente libera.
La girella è indispensabile solo se l'esca trainata tende a ruotare su se stessa; è quindi da escludere di massima con le piume e con quei pesci finti che navigano bene; viceversa è sempre necessaria con i cucchiaini e con le esche naturali; di norma va inserita fra lenza madre e terminale; soltanto con le esche naturali è più conveniente piazzarla a stretto ridosso delle stesse.
Gli ami, quando servono, saranno sempre ad occhiello e con il gambo corto.

Si traina, salvo rare eccezioni, con più lenze a mare.
Le traine vanno filate a distanze e con (eventuali) zavorre diverse; le laterali esterne sempre più a lungo delle altre.
In alcuni casi, individuabili con un po' di buonsenso e in particolar modo per i pesci di altura non troppo grandi (orientativamente intorno ai 3-4 chili), le traine su canna e mulinello potranno essere usate assieme a quelle a mano sempreché queste ultime siano armate con piume e filate più a corto.
Durante l'azione di pesca a traina d'altura le frizioni dei mulinelli vanno regolate su valori mediamente pari alla metà del carico di rottura del terminale. Per le lenze a mano il sistema migliore è quello di far passare il filo uno o più volte intorno a un qualsiasi elemento tubolare esistente nel pozzetto per modo che in caso di ferrata il filo stesso possa fuoriuscire (opponendo peraltro una certa tal quale resistenza) dal telaio intorno al quale è avvolto; fino a quando non interverremo con le nostre mani o il telaio stesso non sarà arrestato da un fermo (moschettone, maniglia, luce di bitta, ecc.).

Le esche per la pesca a traina d'altura

Le esche da traina possono essere naturali o artificiali, le prime vive o morte. Le artificiali vanno benissimo per quasi tutti i possibili clienti; fanno infatti eccezione soltanto le ricciole e le lecce di taglia, i pesci serra cresciuti e, solo in alcuni periodi, i dentici. Nel contesto elementare di questo articolo prenderemo in considerazione unicamente le quattro esche artificiali più collaudate dei nostri mari: i cucchiaini, le piume semplici (quelle costituite da ciuffi di piumette morbide e basta), le piume giapponesi (quelle con testina solida cui vanno assimilati i cosiddetti octopus gommacei) e i pesci finti in legno di balsa. I colori mediamente più catturanti sono l'argento per i cucchiaini, il bianco per le piume, il biancorosso e il makarel per i pesci finti.

I pesci della traina d'altura

Le diverse classificazioni con le quali sono abitualmente etichettati i vari tipi di traina (costiera, alturiera, piccola, media, grande, di superficie, di fondo, lenta, veloce, ecc.) finiscono spesso con il sovrapporsi e confondersi fra loro. Ma siccome ogni tematica ha bisogno di una traccia precostituita per svilupparsi compiutamente seguiremo una di queste classificazioni. Ai fini che qui interessano la distinzione più aderente alla realtà è certamente quella fra traina costiera e traina alturiera, ossia, convenzionalmente, entro o oltre le 3 miglia.